Roma, Piazza S. Pietro - 2 maggio 1999

Piazza S.Pietro (Foto Osservatore Romano) Il grande giorno atteso da milioni di fedeli di tutto il mondo ed, in particolare, da noi Pietrelcinesi, è finalmente arrivato.
Il nostro più illustre compaesano, Padre Pio da Pietrelcina, è finalmente Beato!
Dopo quasi trentuno anni dalla Sua morte, è stato iscritto nell'albo dei Beati dal Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, particolarmente felice per l'occasione.
Il 2 maggio 1999 è stato preceduto da una settimana in cui i mass-media non hanno fatto altro che parlare di questo evento.
Un treno speciale con più di ottocento passeggeri di cui più di cinquecento di Pietrelcina, è partito alle tre di notte dalla stazione di Benevento diretto a Roma, Piazza S. Pietro.
Non capita tutti i giorni di assistere alla Beatificazione di un proprio compaesano!
Per questo motivo, come ogni genitore è disposto a qualsiasi cosa pur di essere presente al matrimonio di un proprio figlio ovunque venga celebrato, così costoro hanno voluto vivere questo evento insieme a migliaia e migliaia di pellegrini ascoltando la voce diretta del Santo Padre nel pronunciare il rito di Beatificazione dalla Piazza più importante del mondo per tutta la cristianità.
I Pietrelcinesi (Foto Oss. Rom.)
Tutta la cerimonia è stata seguita da Pietrelcina, da circa ventimila persone, mediante due megaschermi collocati a Piana Romana e nei pressi della Chiesa del Convento dei Cappuccini.
Anche se c'era la possibilità di altri posti in prima fila a Piazza S. Pietro, molti Pietrelcinesi hanno voluto vivere questo evento nel proprio paese, insieme a tanta gente arrivata con tutti i mezzi a Pietrelcina, paese natale di Padre Pio e punto di partenza della Sua Santità.
Quando il Santo Padre ha finito di pronunciare le tanto attese parole, un forte applauso si è unito a quello di Piazza S. Pietro e di tutto il mondo.
L'emozione è stata grande per tutti, è stata indescrivibile.
Ad un carissimo giovane di Pietrelcina recatosi a Roma con il treno speciale, al suo ritorno è stato chiesto com'era andata.
Lui, incapace di nascondere ancora una certa emozione nel ripensare alla giornata appena trascorsa, ha semplicemente risposto: «Aggiu chiagnutu p' tutta a iurnata» (Ho pianto per tutta la giornata).

La cerimonia in Piazza S. Pietro inizia alle ore 9.30 e in preparazione alla Celebrazione Eucaristica vengono eseguiti canti dai tanti cori presenti, tra cui il nostro Coro Polifonico Padre Pio da Pietrelcina. Ai canti si alternano letture e preghiere dagli scritti di Padre Pio.
I cori e l'assemblea eseguono il canto d'ingresso mentre il Santo Padre e i Concelebranti, tra cui il Superiore del Convento dei Cappuccini di Pietrelcina Padre Nazario Vasciarelli, si avviano all'Altare.
Inizia la S. Messa e dopo l'atto penitenziale ed il Kyrie si giunge al

RITO DELLA BEATIFICAZIONE

Si avvicina alla cattedra del Santo Padre Mons. Vincenzo D'Addario, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste, con il Postulatore, e domanda che si proceda alla Beatificazione del Servo di Dio Pio da Pietrelcina:
Beatissimo Padre,
l'Arcivescovo di Manfredonia-Vieste domanda umilmente alla Santità Vostra di voler iscrivere nel numero dei Beati il Venerabile Servo di Dio Pio da Pietrelcina.

Si prosegue con la lettura del seguente:

PROFILO BIOGRAFICO DEL SERVO DI DIO PADRE PIO DA PIETRELCINA

«Per me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6, 14).
PADRE PIO DA PIETRELCINA, come l'Apostolo Paolo, al vertice della sua vita e del suo apostolato pose la Croce del suo Signore come sua forza, sua sapienza e sua gloria. Infiammato d'amore per Gesù Cristo, si conformò a Lui nell'immolazione di sé per la salvezza del mondo. Nella sequela e nell'imitazione di Cristo Crocifisso fu così generoso e perfetto che avrebbe potuto dire: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 19). E i tesori di grazia che Dio gli aveva concesso con singolare larghezza senza sosta egli dispensò con il suo ministero, servendo gli uomini e le donne che a lui accorrevano sempre più numerosi e generando una immensa moltitudine di figli e figlie spirituali.
Questo degnissimo seguace di San Francesco d'Assisi nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, nell'arcidiocesi di Benevento, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio. Fu battezzato il giorno successivo con il nome di Francesco. A 12 anni ricevette il sacramento della Cresima e la prima Comunione.
A 16 anni, il 6 gennaio 1903, entrò nel noviziato dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini a Morcone, ove il 22 dello stesso mese vestì l'abito francescano e si chiamò Fra Pio. Terminato l'anno di noviziato, emise la professione dei voti semplici e, il 27 gennaio 1907, quella dei voti solenni.
Dopo l'ordinazione sacerdotale, ricevuta il 10 agosto 1910 a Benevento, restò in famiglia fino al 1916 per motivi di salute. Nel settembre dello steso anno fu mandato al convento di San Giovanni Rotondo e vi rimase fino alla morte.
Acceso dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo, Padre Pio visse in pienezza la vocazione a contribuire alla redenzione dell'uomo, secondo la speciale missione che caratterizzò tutta la sua vita e che egli attuò mediante la direzione spirituale dei fedeli, mediante la riconciliazione sacramentale dei penitenti e mediante la celebrazione dell'Eucarestia. Il momento più alto della sua attività apostolica era quello in cui celebrava la Santa Messa. I feleli che vi partecipavano, percepivano il vertice e la pienezza della sua spiritualità.
Sul piano della carità sociale si impegnò per alleviare dolori e miserie di tante famiglie, principalmente con la fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza, inaugurata il 5 maggio 1956.
Per il Servo di Dio la fede era la vita: tutto voleva e tutto faceva alla luce della fede. Fu assiduamente impegnato nella preghiera. Passava la giornata e gran parte della notte in colloquio con Dio. Diceva: «Nei libri cerchiamo Dio, nella preghiera Lo troviamo. La preghiera è la chiave che apre il cuore di Dio». La fede lo portò sempre all'accettazione della volontà misteriosa di Dio.
Fu sempre immerso nelle realtà soprannaturali. Non solo egli era l'uomo della speranza e della fiducia totale in Dio, ma infondeva queste virtù in tutti quelli che lo avvicinavano, con le parole e con l'esempio.
L'amore di Dio lo riempiva, soddisfacendo ogni sua attesa; la carità era il principio ispiratore della sua giornata: Dio da amare e da far amare. Sua particolare preoccupazione: crescere e far crescere nella carità.
Espresse il massimo della sua carità verso il prossimo accogliendo, per oltre 50 anni, moltissime persone, che accorrevano al suo ministero e al suo confessionale, al suo consiglio e al suo conforto. Era quasi un assedio: lo cercavano in chiesa, nella sagrestia, nel convento. Ed egli si donava a tutti, facendo rinascere la fede, distribuendo grazia, portando la luce. Ma specialmente nei poveri, nei sofferenti e negli ammalati, egli vedeva l'immagine di Cristo e si donava specialmente per loro.
Ha esercitato in modo esemplare la virtù della prudenza, agiva e consigliava alla luce di Dio.
Suo interesse era la gloria di Dio e il bene delle anime. Ha trattato tutti con giustizia, con lealtà e grande rispetto.
Rifulse in lui la virtù della fortezza. Egli comprese ben presto che il suo cammino sarebbe stato quello della Croce, e l'accettò subito con coraggio e per amore. Sperimentò per molti anni le sofferenze dell'anima. Per anni sopportò i dolori delle sue piaghe con ammirabile serenità. Accettò in silenzio i numerosi interventi delle Autorità, e di fronte alle calunnie tacque sempre.
Usò abitualmente la mortificazione per conseguire la virtù della temperanza, in conformità allo stile francescano. Era temperante nella mentalità e nel modo di vivere.
Consapevole degli impegni assunti con la vita consacrata, ne osservò con generosità i voti professati. E' stato obbediente in tutto agli ordini dei suoi Superiori, anche quando erano gravosi. La sua obbedienza era soprannaturale nell'intenzione, universale nella estensione e integrale nell'esecuzione. Esercitò lo spirito di povertà con totale distacco da se stesso, dai beni terreni, dalle comodità e dagli onori. Ha sempre avuto una grande predilizione per la virtù della castità. Il suo comportamento era dovunque e con tutti modesto.
Si reputava sinceramente inutile, indegno dei doni di Dio, ricolmo di miserie e insieme di favori divini. Fra tanta ammirazione del mondo, egli ripeteva: «Voglio essere soltanto un povero frate che prega».
La sua salute, fin dalla giovinezza, non fu molto florida e, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, declinò rapidamente.
Sorella morte lo colse preparato e sereno il 23 settembre 1968, all'età di 81 anni. I suoi funerali furono caratterizzati da un concorso di popolo del tutto straordinario.
Il 20 febbraio 1971, ad appena tre anni dalla morte del Servo di Dio, Paolo VI, parlando ai Superiori dell'ordine Cappuccino, disse di lui: «Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Forse perché era filosofo? Perché era un sapiente? Perché aveva mezzi a disposizione? Perché diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stimmate di nostro Signore. Era un uomo di preghiera e di sofferenza».
Già durante la sua vita godeva vasta fama di santità, dovuta alle sue virtù, al suo spirito di preghiera, di sacrificio e di dedizione totale al bene delle anime.
Negli anni successivi alla sua morte, la fama di santità e di miracoli è andata sempre più crescendo, diventando un fenomeno ecclesiale, diffuso in tutto il mondo, presso ogni categoria di persone.
Così Dio manifestava alla Chiesa la volontà di glorificare in terra il Suo Servo fedele. Non trascorse molto tempo che l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini compì i passi previsti dalla legge canonica per iniziare la Causa di beatificazione e canonizzazione. Esaminata ogni cosa, la Santa Sede, a norma del Motu Proprio «Sanctitas Clarior», concesse il nulla osta il 29 settembre 1982. L'Arcivescovo di Manfredonia poté così procedere all'introduzione della Causa e alla celebrazione del processo cognizionale (1983-1990). Il 7 dicembre 1990 la Congregazione delle Cause dei Santi ne riconobbe la validità giuridica. Ultimata la Positio, si discusse, come di consueto, se il Servo di Dio abbia esercitato le virtù in grado eroico. Il 13 giugno 1997 si tenne il Congresso Peculiare dei Consultori teologi con esito positivo. Nella Sessione Ordinaria del 21 ottobre successivo, essendo Ponente della Causa l'Ecc.mo Mons. Andrea Maria Erba, Vescovo di Velletri-Segni, i Padri Cardinali e Vescovi hanno riconosciuto che Padre Pio da Pietrelcina ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.
Il giorno 18 dicembre 1997, alla presenza di Giovanni Paolo II, fu promulgato il Decreto sull'eroicità delle virtù.
Per la beatificazione di Padre Pio, la Postulazione ha presentato al competente Dicastero la guarigione della signora Consiglia De Martino di Salerno. Sul caso fu celebrato regolare Processo canonico presso il Tribunale Ecclesiastico dell'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno dal luglio 1996 al giugno 1997 e fu riconosciuto valido con decreto del 26 settembre 1997. Il 30 aprile 1998 si tenne, presso la Congregazione delle Cause dei Santi, l'esame della Consulta Medica e il 22 giugno dello stesso anno, il Congresso peculiare dei Consultori Teologi. Il giorno 20 ottobre seguente, in Vaticano, si riunì la Congregazione ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi, membri del Dicastero, Ponente Mons. Andrea M. Erba, e il 21 dicembre 1998, fu promulgato, alla presenza di Giovanni Paolo II, il Decreto sul miracolo.

Dopo aver ascoltato i cenni biografici del Servo di Dio, tutti si alzano in piedi. Solo il Santo Padre rimane seduto e pronuncia solennemente la
FORMULA DI BEATIFICAZIONE

Noi, accogliendo il desiderio del vostro fratello Vincenzo D'Addario, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste, e di molti altri fratelli nell'Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Pio da Pietrelcina d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno nel giorno della sua nascita al cielo il 23 settembre.

L'Arcivescovo di Manfredonia-Vieste ringrazia il Santo Padre:
Beatissimo Padre, l'Arcivescovo di Manfredonia-Vieste ringrazia la Santità Vostra per aver oggi proclamato Beato il Venerabile Servo di Dio Pio da Pietrelcina.

L'Arcivescovo e il Postulatore scambiano un abbraccio di pace con il Santo Padre.

La Celebrazione della Santa Messa prosegue fino alla Omelia tenuta da Giovanni Paolo II.
Alcuni significativi passi di questa Omelia sono i seguenti:
...Questo umile frate cappuccino ha stupito il mondo con la sua vita.
...Quando ero studente a Roma, ebbi io stesso occasione di conoscerlo personalmente e ringrazio Iddio che mi da oggi la possibilità di iscriverlo nell'albo dei Beati.
...Padre Pio fu immagine viva del Cristo sofferente e risorto
con il suo corpo segnato dalle stimmate.
In Lui la condivisione della Passione
ebbe toni di speciale intensità:
i singolari doni che gli furono concessi
e le sofferenze interiori e mistiche che li accompagnarono
.
...Visse un'eperienza coinvolgente e costante dei patimenti del Signore.

Il sindaco di Pietrelcina Domenico Masone (Foto Oss. Rom.) Alla fine della Celebrazione, il Papa saluta tutte le autorità presenti tra cui in nostro sindaco Domenico Masone e sua moglie; poi in elicottero raggiunge Piazza S. Giovanni per recitare l'Angelus in presenza di altre migliaia e migliaia di fedeli che non hanno trovato posto in Piazza S. Pietro e che hanno seguito la cerimonia su un megaschermo.
Il sindaco di Pietrelcina Domenico Masone (Foto Oss. Rom.)


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