La "Festa della Madonna" ed il Comitato Festa

Il Comitato Festa «Maria SS. della Libera» è costituito da cittadini pietrelcinesi (masti 'e festa) con il compito di raccogliere offerte, mediante questua per il paese e per le campagne e durante la solenne processione della prima domenica di agosto, per l'organizzazione, la gestione e la buona riuscita della festa.
Rientra nei compiti del Comitato anche quello della vestizione della Madonna con il manto realizzato con tutto l'oro offerto per più di 250 anni dai pucinari.
Il Presidente è il Parroco pro-tempore, il quale nomina gli altri componenti che durano in carica tre anni e che possono anche essere riproposti per il mandato successivo.
Il Comitato si scioglie di fatto dopo la Festa del 3 dicembre (solo religiosa) sempre in onore della Madonna della Libera; in tale giorno ricorre l'anniversario della liberazione di Pietrelcina dal colera del 1854, quando per le strade del paese venne portata in processione dal popolo intero, spinto dalla disperazione, la statua della Vergine.
Padre Pio era molto devoto della Madonna della Libera, che gli piaceva chiamare "la Madonnella Nostra".
Il nuovo Comitato viene costituito nel mese di gennaio successivo alla terza Festa del 3 dicembre.
Dal 1999 è inserito di diritto nel Comitato anche il Vice Parroco pro-tempore.

Il Comitato attuale, in carica dal 2006, è il seguente:


Padre Carlos LABORDE Parroco - Presidente
Padre Gianrico TANNO Vice Parroco
Claudio CROVELLA
Presidente Aggiunto
Maria Rosaria PANNULLO
Vice Presidente
Fernanda SALVATORE
Segretaria
Francesco ORLANDO
Vice Segretario
Mario MAZZONE
Cassiere

Mario AUCONE
Michele CARUSO
Raffaella COCCHIARELLA

Modestina DE CIANNI
Vincenzo GAGLIARDI
Giulio IADANZA
Mario IADANZA
Michele IADANZA
Angelo MASONE
Eduardo MASONE
Gaetano MASONE
Ginetta MASONE
Umberto MASONE
Angela MERCURIO
Davide PEDICINI
Gaetana SCOCCA
Giuseppe SCOCCA
Mario SCOCCA

In occasione della Festa Patronale dell'agosto del 1975, il compianto padre Ezechia Cardone dell'Ordine Frati Minori, pietrelcinese e amante delle cose passate pucinare, così scriveva sul primo numero del periodico «CONFRONTO» curato dai giovani dell'Azione Cattolica di Pietrelcina:

LA DEVOZIONE DELLA MADONNA DELLA LIBERA A PIETRELCINA

« Pietrelcina, in questi giorni, celebra solennemente la sua Celeste Patrona: Maria SS. della Libera, della quale era devoto particolarmente Padre Pio.
Tale devozione, in Pietrelcina, è antichissima: ne fanno fede i lasciti o donazioni di pucinari alla Cappellania omonima, rogati negli anni 1588 - 1591, dal notaio pietrelcinese Giovenale Fuccio.
La Cappellania era un ente giuridico, religioso o laico, legalmente eretto, con finalità di culto o di carità; case, terreni, prestazioni varie, ne costituivano il patrimonio.
Amministratrice dei beni era la stessa congrega di S. Maria della Libera. Oltre quella della Libera, nel secolo scorso, vi erano in Pietrelcina anche le Cappellanie del SS. Sacramento, dell' Annunziata e del Rosario. Tutte, purtroppo, cessarono di esistere ed i loro beni vennero incamerati dallo Stato in seguito alla legge eversiva del 15.8.1867, n.3848.
Da un Inventario redatto dal notaio beneventano Francesco Imbimbo nel 1712, sappiamo che la Cappellania di Santa Maria della Libera possedeva: nella Chiesa dell'Annunziata, un altare proprio con un grande quadro della Madonna e relative suppellettili sacre; nel centro abitato, tredici case di abitazione con diversi vani e 52 appezzamenti di terreno di varia estensione nelle contrade del paese.
La Cappellania aveva l'obbligo, o peso annuale, della celebrazione di 104 messe lette, una ogni sabato ed un'altra ogni domenica dell'anno, e cinque messe cantate con i vespri nei seguenti giorni: martedì di Pasqua e di Pentecoste, il 2 luglio (festa della Visitazione), la prima domenica di agosto e, infine, il 27 dicembre festa di S. Giovanni Evangelista.
Poiché non si aveva memoria della fondazione di detta Cappellania, il Cardinale ORSINI (poi papa Benedetto XIII) la eresse canonicamente con bolla del 18.6.1692.
Anche prima del terremoto del 5.6.1688, che rase al suolo Pietrelcina, il centro della devozione fu sempre l'attuale chiesa parrocchiale anticamente detta dell'Annunziata, anche se nella antica chiesa parrocchiale di Santa Maria sul castello, crollata nel predetto terremoto, vi era un quadro di S. Maria della Libera unita ad altri Santi.
L'altare della Madonna della Libera, consacrato dal Cardinale ORSINI il 31.10.1907, era collocato nella navata destra, dove attualmente si trova quella del Rosario.
Sopra l'altare suddetto vi era un grande quadro su tela della Madonna della Libera con gli Angeli.
Della statua della Madonna della Libera non vi è cenno nei documenti dell'archivio parrocchiale fino al 1712. L'attuale simulacro policromo è certamente della scuola napoletana del primo settecento.
Dalla stessa scuola, in epoca imprecisata, fu costruita, fuori dell'abitato, ove si trova attualmente il Parco della Rimembranza, una chiesa dedicata a Santa Maria della Libera, ma destinata alla sepoltura dei fedeli. Prima di questa epoca serviva allo scopo un cimitero attiguo alla Chiesa dell'Annunziata.
Detta chiesa era comunemente denominata del Purgatorio. Cessò di funzionare come cimitero il 1.1.1877 e fu demolita, in seguito a frana, nel 1925. La relativa campana e le pietre furono portate processionalmente, il 25 maggio dello stesso anno, al cantiere dell'erigendo Convento dei Cappuccini.
Il quadro della Libera, ivi esistente, con Angeli e anime purganti in basso, ora si trova nella chiesa parrocchiale. L'altare fu anche trasferito nella stessa chiesa e collocato ai piedi dell'altare di S. Antonio da Padova.
La devozione della Madonna della Libera ebbe maggiore incremento dopo il miracolo della cessazione del colera avvenuto il 3 dicembre 1854.
Nel corso dei lavori di prolungamento dell'attuale chiesa parrocchiale, iniziati verso il 1880 dall'arciprete Don Nicola DE TOMMASI e portati parzialmente a termine dall'arciprete PANNULLO nel 1906, la statua della Madonna della Libera fu collocata nell'abside della navata centrale, mentre al suo posto fu trasferita quella del Rosario. Nel 1908, a cura degli emigrati d'America, fu eretto l'attuale trono marmoreo in sostituzione del preesistente in pietre e stucchi.
Quando a causa delle leggi eversive tutti i beni della Cappellania della Libera andarono perduti, la civica amministrazione, d'accordo con l'arciprete, assunse l'incarico di curare, mediante un Comitato, i festeggiamenti in onore della sua Patrona nelle tre feste a lei dedicate: prima domenica di agosto, 3 dicembre, 2 luglio.
Il Comitato, costituito ai primi di luglio, espletava il suo mandato con la festa del luglio successivo. I componenti del Comitato erano detti masti e festa.
Grazio FORGIONE, padre di Padre Pio, fu varie volte masto 'e festa; Padre Pio stesso, in alcuni lavori giovanili, ha descritto i festeggiamenti di agosto degli anni 1900-1902, in chiesa e fuori.
Quella di agosto, la principale del paese, era festa di chiesa e di piazza, mentre le altre due erano a carattere strettamente religioso.
In chiesa, tutta addobbata con serici drappi, aveva luogo la solenne novena con predicazioni e vespri negli ultimi giorni.
La domenica, dopo numerose messe lette, alle 11, c'era la messa cantata con orchestra e panegirico. Seguiva subito dopo la solenne processione. Sulla porta della chiesa aveva luogo l'asta della Statua, cioè l'offerta del prezzo più alto per portare a spalle la Madonna per le vie cittadine. A sera vespri solenni e benedizione.
All'esterno, in piazza, allietavano la cittadinanza sempre due concerti bandistici, luminarie, bancarelle, giostre e fuochi d'artificio. Vi erano, inoltre, il volo dell'angelo, l'albero della cuccagna, le corse nei sacchi ed altri giochi folcloristici. Io ricordo anche una corsa ciclistica.
In anni ormai lontani coreografica era la raccolta delle gregne di grano alla Madonna.
Nel pomeriggio della domenica aveva luogo la sfilata dei carri agricoli carichi di spighe offerti dai massari. Si partiva dalle Gregarie, via Roma, piazza Annunziata, Corso, ora Padre Pio, e ci si fermava al luogo di partenza.
Una apposita commissione davanti la chiesa assegnava il premio al carro più bello, ed un altro premio al carro più carico. Il premio era costituito da un pacco di copeta ed un quadro della Madonna della Libera.
Chi non possedeva buoi partecipava alla sfilata con carri più piccoli, con asini o muli o con carretti di vimini, muniti di ruote leggere e tirate da un paio di capre.
Tutte le spighe si trebbiavano nella settimana successiva a cura del Comitato. Dall'uso dei carri quella di agosto era chiamata: la festa della Madonna della Carre.
Spettacolare era anche la raccolta delle offerte in danaro e grano.
Più volte, durante i tre giorni di festa, si formavano i cortei che di solito partivano dai vari rioni cittadini con bambini, recanti banconote infisse con spilli su ceri e con robuste popolane, con tini colmi di grano in testa.
In tempi ancora più lontani anche i signori facevano le loro sfilate. Il capo famiglia, in groppa ad un cavallo riccamente bardato guidava la schiera di figli e nipoti, recanti ciascuno ceri con banconote, ed i coloni che guidavano cavalli ed asini con salme di grano o baschére di messi. Ogni sfilata era sempre preceduta dalla banda musicale.
Ora di questa antica costumanza non vi è più traccia! I tempi sono mutati. Il folklore di una volta appartiene al passato. Ma la devozione alla Madonna della Libera, quella permeata di riconoscenza ed amore, resta sempre viva nel cuore di ogni figlio di Pietrelcina. »

A proposito del titolo di «Liberatrice» dato alla Vergine, il prof. Sergio Tretola nel suo saggio del 1988, La Madonnella Nostra - La Confraternita e il culto della Madonna della Libera in Pietrelcina, secondo volume pubblicato dal Centro Studi e Ricerche Storiche Pietrelcina a conclusione del Primo Centenario della nascita di Padre Pio, così scrive:

« L'epidemia di colera del 1854 fu in un certo senso anomala perché si sviluppò nei mesi invernali, tra novembre e dicembre.
La prima vittima del morbo si registrò il 5 settembre e venne seppellita «nel luogo detto Gregaria destinato per i colerici». Era arciprete Nicola De Tommasi. Vi fu un periodo di tregua, e poi dal 28 ottobre cominciò lo stillicidio giornaliero dei decessi, che continuò per tutto il mese di novembre con una media di 3 morti al giorno.
La popolazione aspettava impaurita ma fiduciosa che il freddo facesse cessare il morbo.
Il 1 dicembre, invece morirono 7 persone ed il giorno successivo si ebbero ben 16 decessi. Il panico si impadronì dei cittadini.
Il 3 dicembre morirono 19 persone. E' da supporre che, a quel punto, tutta la popolazione, in preda alla disperazione, si sia rivolta con devozione totale alla Madonna, che con il titolo «della Libera» rappresentava l'estrema speranza.
Quasi sicuramente il simulacro fu portato in processione per tutte le contrade del paese. Sta di fatto che il 3 dicembre fu il giorno di massima mortalità; già il giorno dopo ne morirono 12 e il 5 dicembre si ebbero appena 7 decessi.


3 dicembre 1921: Processione della Madonna della Libera

Nei giorni successivi mediamente morirono una o due persone fino al 21 dicembre, data in cui si ebbero gli ultimi due decessi per colera.
L'epidemia mieté, complessivamente, ben 153 vittime.
Da allora, ogni anno il 3 dicembre è festa di penitenza e di preghiera. Nel 1954 venne solennemente festeggiato il centenario di questo drammatico e doloroso episodio... »
«... Per i pietrelcinesi emigrati, la festa della Madonna della Libera ha rappresentato e rappresenta il momento in cui si sentono più lontani e più vicini al loro paese. Ai primi del Novecento, quando si fece massiccio l'esodo verso gli Stati Uniti, gli emigrati istituirono là una festa parallela a quella di Pietrelcina. Le condizioni economiche e le difficoltà oggettive non permettevano viaggi frequenti nella loro terra d'origine; la festa rappresentava, quindi, un rimpatrio simbolico, un raduno di paesani, un ricongiungimento ai parenti lontani. ... »
«... Per chi vive fuori Pietrelcina, la nostalgia ed il desiderio del ritorno nasce e si acuisce particolarmente nel periodo dei festeggiamenti della Vergine.
«A festa da Madonna» è la «festa» per antonomasia per tutti i pietrelcinesi, ma soprattutto per chi non vive in paese. Ogni altro avvenimento dell'anno non ha la stessa importanza e non assume lo stesso significato. Trascorrere la prima domenica d'agosto lontano da Pietrelcina è difficile per tutti.
L'abbraccio simbolico ed affettivo alla terra che li ha generati avviene per i pietrelcinesi in occasione della Festa della Madonna della Libera. Questo momento socialmente aggregante, in cui passeggiare per il paese sotto gli archi illuminati significa salutare, ad ogni passo, parenti ed amici lontani, abbracciarsi e raccontare vicissitudini della propria vita, è il patrimonio più importante che ci hanno tramandato i nostri avi, devoti alla Vergine. »


Anni '50: Processione della Madonna della Libera,
preceduta dall'arciprete don Albino Catalano a sinistra
e da don Francesco Masone (don Ciccio) a destra

Il nostro Padre Pio,
come già accennato da Padre Ezechìa, nel 1902 svolse un tema
alla scuola del maestro pietrelcinese
Angelo Càccavo
,
sui festeggiamenti di agosto.

Eccone una parte:


Il maestro di Padre Pio,
Angelo Càccavo
(n. 1869 - m. 1944)


« La prima domenica di agosto, come sempre, si solennizzò la festa di Maria Santissima della Libera, con la solita pompa. Suonarono il concerto cittadino e quello dell'ottantanovesimo reggimento. Ci fu una splendida illuminazione lungo tutto corso Umberto 1°, e la sera della festa si spararono bei fuochi artificiali, lavorati dai valenti artisti: Giulio Scurzi di Casalbordino, e Alessandro Cetriolo di Altavilla Irpina. Allietarono tale ricorrenza parecchi giuochi, cioè: la corsa dei cavalli, la marcia sulla corda, il tiro a segno, un piccolo teatrino, ecc. In chiesa fu eseguita una messa orchestrale, fu recitato un magnifico panegirico, da un giovane sacerdote di Paduli, il quale piacque sommamente ... »
(Padre Pio da Pietrelcina - Lavori Scolastici, a cura di Padre Gerardo di Flumeri, San Giovanni Rotondo 1993, pag 67)

Interno della Chiesa Madre
(31 luglio 1999)

Foto D. Caruso
La Madonna della Libera
vestita a festa
La solenne processione, da un pò di anni, ha cambiato il suo tradizionale percorso. Anche l'orario è cambiato: tradizionalmente iniziava subito dopo la Messa Solenne delle 11, ma attualmente si svolge nel tardo pomeriggio.
Il percorso attuale è il seguente:
Chiesa Madre - Rione Castello - Ariella - Piazza SS. Annunziata - Vico Magazzino - Largo D'Aquino (Toppo) - Via Francesco Paga - Via S. Francesco - Viale Europa - Via Nazionale - Bivio - Viale Cappuccini - Via Roma - Corso Padre Pio - Piazza SS. Annunziata.
La durata è di circa tre ore durante le quali ai pezzi classici eseguiti dalla banda musicale si alternano canti di inni religiosi, preghiere, letture e riflessioni del parroco. Alla fine, prima del rientro in Chiesa della Madonna, il parroco benedice, per intercessione della Vergine, i numerosi partecipanti e tutti i devoti davanti alla Chiesa Madre.
La serata continuerà più tardi con l'esecuzione di brani classici della tradizionale banda musicale, per finire subito dopo la mezzanotte con i fuochi d'artificio, visibili ed udibili anche da paesi molto lontani.

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