Saggi brevi (2001)

Saggi brevi
premiati il 16 giugno 2001
in occasione del concorso
"Lo studente nell'arte",
organizzato dalla Pro Loco di Pietrelcina.
Saggio breve
Tra le strade del borgo antico di Pietrelcina, a contatto con il passato e il presente:
impressioni di un giovane immerso nelle voci di un tempo lontano e sempre vivo.

Roberta Capuano (I classificata)

In questo tempo così veloce il mondo ci appare come uno sfrecciare di automobili, un riflesso nelle finestre dei grattacieli, già proiettato in un futuro più comodo reso migliore dalla tecnologia avanzata e dalla voglia di predominare non solo sulla natura, ma soprattutto su ciò che rappresenta un ostacolo. In questo mondo vivono miliardi di persone, adulti, anziani, bambini e poi ci siamo noi, i giovani, incaricati di rappresentare e migliorare il domani. Ma la storia ci insegna che per guardare avanti bisogna conoscere ciò che abbiamo alle spalle, bisogna fare i conti con il passato, che nella mondanità appare lontano, sepolto, ma basta riflettere un solo attimo per rendersi conto che in realtà è dietro l'angolo. Ed eccomi nel passato, è a un quarto d'ora da dove vivo, ma qui il tempo si è fermato ed è dolce sapere che esiste un perno fisso nella turbinosa giostra della nostra vita. Questo perno è Pietrelcina, un ameno borgo della provincia di Benevento, agli occhi dei più potrà sembrare uno dei tanti paesi che costellano la geografia della campagna, ma insinuandosi nel labirinto dei viottoli ci si rende conto che non è proprio così. L'aria che si respira profuma di sacro e d'antico e si mescolano l'odore dei fiori, della legna arsa nel camino e del buon incenso, le casupole sono costruite in pietra, modeste, ma intime, disposte a creare un incantevole intrico di vicoletti rinfrescati da cascate di fiori, accessibili attraverso scale nude o strade acciottolate. Qui abita gente che per vivere è ancorata a mestieri "superati", ecco l'intrecciatore di vimini che lavora in silenzio, guarda i pacchetti di camomilla confezionati dalla vecchina sulla sedia, sono cordiali nei modi e nei gesti, educati da una tradizione che qui è ancora viva e non intenzionata a soccombere sotto il peso della modernità.
Salendo dalle gradinate mi trovo davanti ad una discesa, cammino, e sulla sinistra vedo la casa natia dell'uomo ... del santo che ha dato fama a questo luogo ... Padre Pio. L'ambiente in cui è nato e cresciuto riflette il suo modo d'essere, è di una semplicità unica e meravigliosa; l'arredo delle stanze in cui è vissuto è limitato allo stretto indispensabile, ma è così caldo, accogliente, proprio come era lui; il piccolo Francesco ha scoperto qui di poter parlare direttamente con Dio, ed ecco che colgo un altro aspetto che non riuscivo a focalizzare: questo paese è pervaso dal rispetto, rispetto per la natura, per la tradizione, per Dio e per il suo ministro terreno che aveva il cuore rivolto al cielo.
Ma andando un po' più avanti ecco lo straziante connubio tra sacro e profano, tra passato e presente, tra antico e moderno: una serie di bottegucce piene di souvenires di qualunque genere che hanno impressa l'immagine del Santo Frate. E' aberrante il fatto di speculare sulla fede dei credenti e di violare un nucleo intimo e perfetto. Il progresso, se così si può chiamare non deve invadere l'umile vita di questa gente, non ne ha il diritto; il denaro non deve sporcare e intaccare l'immagine pulita di questo luogo che sa di mistico: è come sfregiare un paesaggio di Monet.
Questa visione ha spezzato un incantesimo, mi ha riportato nel triste quadro dei tempi moderni, ma sono fiduciosa perché la memoria di Padre Pio e di ciò che rappresenta è impresso nei muri, nelle piazze, nelle strade, nel cuore degli abitanti e non sarà l'insegna "Souvenires" a cancellare il passato, sperando che prima o poi il presente impari a convivere con esso.

Roberta Capuano

Giudizio: La composizione, rivelatrice di una squisita sensibilità, ha saputo cogliere il substrato del mondo antico di Pietrelcina esaminando efficacemente le radici del tempo in cui si collocano le origini del piccolo centro sannita in un excursus rapido che dal fascino del passato ci conduce alla realtà in cui siamo immersi.

Emanuela De Vita (II classificata)

Pietrelcina è ormai un paese internazionale, conosciuto in tutto il mondo perché ha dato i natali al beato Padre Pio: è strano quindi ritornarci in una tiepida giornata di Maggio non come pellegrina ma come turista attenta ai suoi rustici paesaggi.
Può sembrare retorica, ma passeggiando per le strette e ripide strade del borgo non ancora toccate dall'asfalto, mi sembrava di essere ritornata all'inizio del secolo scorso e di essere diventata una vicina di casa di Padre Pio, al secolo Francesco Forgione.
Ho guardato infatti incredula, da giovane abituata se non al lusso, almeno ad ogni tipo di comodità, l'umile dimora di Padre Pio, che aveva per cuscino una pietra e studiava nella torretta di uno zio.
A colpirmi è stata quindi la semplicità delle case, o meglio delle stanze di Francesco, sicuramente simili a quelle dei suoi paesani, ma a stupirmi è stato il fatto che i vicoli di Pietrelcina siano stati conservati nella loro splendida povertà.
Piccole case formate da pietre alle quali si arrampicano qua e là piante di gerani, un vecchierello che appoggiato al bastone si affaccia a guardare i ragazzi che dipingono, un altro signore che nel 2001 sfida la tecnologia intrecciando a mano cestini di salici, i panni stesi in una casa di campagna all'interno del paese si affiancano a numerosissimi negozi che sfruttando l'immagine di Padre Pio vendono oggetti di ogni tipo, da statuette, a profumi, a ventagli, ad utensili per la cucina.
Quindi, se per qualche momento, viaggiando nel tempo, mi era sembrato di vivere nella Pietrelcina di inizio '900, il commercio su Padre Pio, che certamente non lo gradirebbe, ha rovinato l'atmosfera che il paesaggio, gli odori e gli anziani del posto avevano creato.
Nonostante tutto, questa passeggiata mi ha fatto guardare il paese con un occhio diverso, attento non tanto ai luoghi sacri del frate, ma soprattutto all'umiltà delle case, del paese, alla caparbietà dei vecchierelli che continuano a vendere camomilla invece che souvenires e alle campagne che circondano Pietrelcina.

Emanuela De Vita

Giudizio: Alla ricostruzione attenta del borgo antico, denso di memorie, d'immagini che riempiono il cuore dell'uomo moderno, si affianca la visione della vita del paese attuale sottolineando i lati positivi e negativi dell'uno e dell'altro insieme alla nostalgia che l'uomo di oggi prova di fronte ad un passato che è sempre presente in lui.

Stefania Camilleri (III classificata)

In un mondo in cui il passato non vive più perché soppiantato ogni giorno di più dalla sete di futuro e di modernizzazione, senza lasciare quindi spazio alle antiche tradizioni, Pietrelcina si differenzia per il suo essere ancora ancorata al passato, un passato anche mistico, essendo indissolubilmente legata ad uno dei personaggi più ammirati da tutti: Padre Pio, il frate delle stigmate, la cui storia riempie questo piccolo borgo, tagliato da piccole stradine tortuose, incorniciato da tipiche abitazioni in pietra e popolato da gente semplice, cordiale, dedita alle antiche manifatture artigianali, gente che quindi ama la tradizione e che guarda ancora al passato, con rimpianto.
Con il rimpianto, sì, perché questa è solo un'impressione.
Guardandosi bene intorno, infatti, ci si rende conto che anche questo piccolo borgo, in apparenza legato al passato e alla tradizione, in realtà sta per essere travolto dal turbinio della modernizzazione.
Le tipiche stradine si sono infatti popolate di piccoli negozietti di souvenir e viene usata, fino all'esasperazione, l'immagine del frate buono, il cui volto è impresso su penne, t-shirt, borse ed addirittura puzzle!
Ormai parte della popolazione più che a Padre Pio sembra devota al dio denaro ed "usa" il frate, la sua popolarità e soprattutto l'amore che ha, per lui, tanta gente per attirare turisti e raggiungere i propri scopi: fama e guadagno.
Pietrelcina è quindi un crogiuolo in cui convergono passato, presente e futuro, sempre più desideroso di uscire dall'arretratezza in cui si trova, per mettersi al passo coi tempi, in cui però si possono trovare poche voci di dissenso, forse impaurite dal progresso e troppo legate al passato per abbandonarlo in nome del progresso.
Ma forse sono proprio questi i "veri" abitanti di Pietrelcina, persone semplici, tradizionaliste ed amanti del "loro" Padre Pio.

Stefania Camilleri

Giudizio: Con stile scorrevole e immagini precise, viene offerta una serie di valide e continue considerazioni sul "bel tempo antico" del borgo della Pietrelcina di una volta senza dimenticare il suo continuum nel presente attraverso idee e riflessioni personali molto acute unitamente a un linguaggio immediato e appropriato.

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