Un
viaggio indimenticabile
di Francesca
CROVELLA (Gi.fra)
(da Edizioni Frati
Cappuccini Pietrelcina - Anno I - n. 2 Maggio-Giugno 2002)
Sicuramente le Ferrovie dello Stato non lo sanno, ma esiste un treno che è in viaggio da circa 115 anni e che sta per giungere al capolinea. Questo treno io l'ho preso, l'hai preso anche tu che stai leggendo, l'hanno preso milioni di persone nel mondo.
Un
treno da Pietrelcina
È un treno che partì tanti anni fa, in una giornata di maggio,
da un piccolo paese del Sud: Pietrelcina. Ricordo una donna incinta,
si chiamava Maria Giuseppa, semplice e dolce, sempre indaffarata. E
ricordo il marito, Grazio, un uomo tutto d'un pezzo, gran lavoratore.
Ricordo il vagito. La luce. La nascita. Qualcosa di grande era accaduto.
Il treno si muoveva lentamente e dal finestrino vedevo un bambino, lo vedevo
crescere, lo vedevo sorridere, pregare, andare a messa con l'adorata nonna,
fare il chierichetto. Adesso eccolo dormire, lui, solo un bimbo, con la testa
appoggiata su una pietra, a mò di guanciale. Francesco, questo
il suo nome, andava a scuola, gli piaceva studiare. Era un bambino riservato,
timido, gentile. Giocava con i suoi compagni nella piazzetta davanti alla
chiesa ed il suo cuore si colmava di tristezza quando li sentiva offendere
il Signore. Lui lo conosceva il Signore. Era suo amico. Gli voleva bene.
Il treno proseguiva il suo lento viaggio, quasi volesse dare a me ed a tutti
gli altri passeggeri (ma quanti erano? Il treno era lunghissimo, interminabile...)
la possibilità di non perdere un solo attimo di quanto di grandioso
accadeva là fuori.
Adesso vedevo un ragazzo bussare ad un convento sconosciuto. Con lui, il suo
maestro ed alcuni compagni. Un "frate con la barba" veniva
ad aprire. Ma quella è una faccia conosciuta!
Viaggiando, viaggiando, i nostri occhi, la nostra mente, il nostro cuore assistevano
e continuano ad assistere allo "svolgersi" di una vita umana che
portava in sé qualcosa che umano non era. Una vita toccata dal divino.
Ecco ora un giovanotto. È un frate, un sacerdote. Da un mese ha "preso
Messa". Sta pregando in un luogo tranquillo e pieno di pace. Piana
Romana. Qualcosa accade. Sente dolore. Le mani gli bruciano. L'anima gli
brucia. "Signore, ti prego, falle scomparire, ma che il dolore rimanga".
Quel dolore lo segna.
Si chiama fra' Pio. Si sente diverso. Lui è diverso. Eccolo,
è ancora lì quel "cosaccio" che non lo lascia in pace,
che gliele dà di santa ragione, che lo vuole far suo. Però fra'
Pio è più forte. Debole, ma forte. Sembra un controsenso. È
esausto, ma non vinto. Il suo angioletto lo ha aiutato a parare i colpi. La
"Madonella nostra" lo ha confortato con il suo amore materno.
Il Signore gli è stato vicino, gli è vicino, non lascerà
mai il suo caro figlio da solo.
Fermata:
San Giovanni Rotondo
Il treno si ferma ad una nuova stazione: S. Giovanni Rotondo, sul Gargano.
I prossimi 50 anni questo treno li percorrerà molto lentamente.
Ciò che vedo accadere ora è qualcosa di straordinario e inimmaginabile.
Il nostro amato frate è lì, sta pregando, nel coro della chiesa.
Accade di nuovo, come otto anni fa, ma ora è diverso. La luce, la forza,
il dolore, sono quadruplicati. L'anima e il corpo sono investiti da un fuoco
che penetra nelle viscere. "Mio Dio, perché? Sì, adesso
capisco, sì, lo comprendo, lo sento quello che hai provato. Ti hanno
fatto del male, Signore, fa ancora male vero? Dalla a me la tua croce, Signore.
Ecco, la porto io, la porterò io per te e per tutte le anime di questo
mondo".
Lo vedo, lo vediamo portare quella croce giorno dopo giorno, tra sofferenze
e preghiere, preghiere, preghiere. Eccolo incedere tra la folla urlante che
spinge, che piange, che lo chiama, che lo tocca. Eccolo rinchiudersi nel confessionale:
quello è il suo posto, il suo compito, la sua missione. Guardo l'ospedale,
che opera grandiosa è riuscito a realizzare. Guardo le innumerevoli
anime che si rivolgono a lui. Questa è un'opera ancora più grandiosa.
Guardo i gruppi di preghiera, guardo i figli spirituali. E torno a posare
lo sguardo su quell'umile frate, il viso burbero ed il cuore pieno d'amore.
Partecipiamo alla sua Messa. È un inno di lode al Padre, un continuo
dirgli grazie, una continua dichiarazione di immenso amore. Quella è
la sua ultima messa.
Come è stanco ed affaticato. Le ultime parole: ''Madonna mia, Gesù
mio" ... è un anelito al Padre. Padre Pio lascia la vita terrena
e va ad occupare il suo posto in Paradiso.
E adesso? Assisto alla disperazione della gente, ai pianti, al dolore, alle
preghiere: "Padre Pio, prega per noi".
Ma il viaggio continua, il treno non si ferma, ci porta in ogni parte del
mondo. Ovunque vedo quella foto, quell'immaginetta, quel quadro, ovunque sento
quel nome, ovunque odo, in ogni lingua, preghiere rivolte a lui. La gente
lo ama. Gli è devota. Si affida alla sua intercessione presso il Padre.
È un miracolo. Padre Pio, lo ha fatto. Sento, vedo, respiro l'amore
e la fede di tanti pellegrini, di tante anime. Ascolto le loro preghiere.
Si rivolgono a lui, pregano lui, pregano il Padre tramite lui. Padre Pio guarda
cosa sei riuscito a fare.
Capolinea:
piazza S. Pietro
Il treno è quasi giunto al capolinea: sta dirigendosi verso una piazza
grandissima e affollatissima. Mi volto e da lontano vedo un bambino sorridere.
Si chiama Matteo. Sorridiamo anche noi.
Capolinea: piazza San Pietro, Roma. C'è un tenero, piccolo,
grande vecchietto vestito di bianco appoggiato ad una croce. È stanco
e sofferente, ma non vuole mancare, non può mancare. A lui spetta un
compito molto importante: incoronare quel frate cappuccino che ha preso su
di sé la croce di Gesù e ne ha fatta la propria bandiera.
La folla aspetta con trepidazione. A chi è presente nella piazza vanno
ad unirsi le anime di milioni di persone sparse nel mondo, tutti con il cuore
rivolto al Padre, ringraziandolo per averci donato questo Santo che tanto
amiamo. Vengono i brividi. È bellissimo.
Ma no, questo non è il capolinea, il viaggio non è terminato,
non terminerà mai. È un viaggio infinito. Sul treno tanta altra
gente dovrà salire, tante altre storie, tante altre vite umane che,
ad un certo punto della loro esistenza, si imbatteranno in quel frate che
ha cambiato il mondo.
San Pio da Pietrelcina grazie per questo viaggio indimenticabile.
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