Pietrelcina sui libri

Sono ormai innumerevoli i testi scritti su Padre Pio, alcuni dei quali tradotti o scritti in più lingue.
Su Internet non si contano più i siti a Lui dedicati.
Anche i giornali, specialmente prima della Beatificazione del 2 maggio 1999,
hanno scritto tanto su di Lui, hanno raccontato storie, hanno mostrato foto.
La Sua vita ha anche "raggiunto" il grande ed il piccolo schermo.
Sono queste tutte circostanze in cui i vari autori, nel parlare di Padre Pio,
si soffermano spesso anche sul Suo paese natale,
Pietrelcina,
che Lui tanto aveva a cuore.
A volte, chi scrive di Lui dedica alla Sua Terra natale poco spazio, a volte tanto;
in ogni caso se ne parla e questo serve almeno a far capire a molti che quando si pronuncia
Padre Pio da Pietrelcina,
ciò che segue il nome non è il suo cognome o un nomignolo,
ma il paese da cui proviene,
così come era stabilito allora dalla regola dei frati cappuccini,
secondo cui il nome di nascita (Francesco) veniva sostituito da uno nuovo (Pio)
ed il cognome (Forgione) veniva sostituito dal paese d'origine (da Pietrelcina).
Spesso però nelle biografie si ignora una cosa molto importante e cioè che a Pietrelcina, Padre Pio,
non solo è nato il 25 maggio 1887, ma è anche vissuto per circa trent'anni fino al 1916,
quando, dopo qualche "breve apparizione" nel 1917 e nel marzo del 1918,
la lasciò definitivamente per continuare la sua "opera" a S. Giovanni Rotondo sul Gargano,
dove rimase fino alla morte del 23 settembre 1968.
La biografia stessa risulta in tal modo un poco sproporzionata.
Questo trentennio, in cui il nostro Beato
è vissuto nel proprio paese natale insieme ai suoi cari,
ha giocato con gli amici,
ha studiato dai maestri,
ha parlato con i vicini,
ha aiutato il parroco,
ha avuto sicuramente una importanza rilevante per tutto quello che è avvenuto in seguito.
Basta leggere nell'Epistolario le numerose lettere scritte da Pietrelcina ai propri direttori spirituali,
per venire a conoscenza di tantissimi "fatti" accaduti in quelle piccolissime case al rione Castello,
in cui ancora si avverte la Sua presenza, e che oggi sono meta di pellegrinaggi da parte di milioni di fedeli.
Si legge da più parti la frase:
per conoscere un uomo bisogna conoscere la sua terra.
Ebbene, molti autori, purtroppo, hanno scritto su Padre Pio senza conoscere la Sua Terra,
o, se lo hanno fatto, ciò è avvenuto molto tardi.
Per questo motivo, un riconoscimento particolare lo meritano coloro i quali,
prima di mettere nero su bianco,
hanno voluto "conoscere" le origini del Beato Pio da Pietrelcina,
soprattutto in tempi molto lontani.

Per il piacere di chi visita queste nostre pagine su Internet,
qui di seguito sono riportati dei passi presi da alcuni di questi libri,
quasi sempre presenti in tutte le bibliografie, e da altri.
Ciò che accomuna queste righe scelte è riassunto nel titolo di questa pagina,
Pietrelcina sui libri,
e cioè la descrizione del nostro paese così come è apparso all'autore
nel vederlo da lontano, nel visitarlo, nel viverci, nel parlare con la gente.
Certo, il grande merito per cui si parla di Pietrelcina è soprattutto di Padre Pio,
che l'ha fatta conoscere al mondo intero.
Senza di Lui tutto ciò non sarebbe successo e nessuno si sarebbe mai sognato
di scrivere poche righe su di un libro,
di girare un film nelle sue strade,
di fare una trasmissione televisiva nella sua Piazza,
...di intervistare il suo Sindaco,
e non avremmo sentito mai pronunciare il suo nome in Piazza S. Pietro dal Sommo Pontefice,
davanti a migliaia di fedeli e a milioni di telespettatori.
Oggi però si parla molto di Pietrelcina e,
Padre Pio,
qui
ha respirato la prima aria,
ha visto la prima luce,
ha bevuto il primo latte,
ha emesso il primo pianto,
ha mosso i primi passi
ed
ha ammirato per la prima volta il volto della Mamma Celeste:
evidentemente l'autore di questo disegno ha voluto così!


Padre Antonio Gambale
I miei anni con Padre Pio
(2002)
Stefano Manelli
Padre Pio
(1980)
 
Anacleto Lupo
Padre Pio. Da Pietrelcina al mondo intero
(1999)
Lino da Prata - Alessandro da Ripabbottoni
Beata Te Pietrelcina
(1976)
Renzo Allegri
Padre Pio. L'uomo della speranza
(1993)
Gherardo Leone
Padre Pio. Infanzia e prima giovinezza
(1973)
Carmine Montella
(Centro Studi e Ricerche Storiche)
Padre Pio. Pietrelcina e Pietrelcinesi,
dalla fine dell'800 alla metà del 900

(1987)

Guido Chiavelli
A Pietrelcina alla ricerca di P. Pio
(1970)
 
Alessandro da Ripabottoni
Padre Pio da Pietrelcina
(1983)
 

Padre Antonio Gambale
I miei anni con Padre Pio
Edizioni del Delfino
Napoli 2002

Padre Antonio Gambale, nato a Montemarano (AV) l'8-2-1936, è sacerdote cappuccino dal 1961. Dal 1963 al 1967 è stato vicedirettore e insegnante nel seminario Serafico di Pietrelcina.
Nell'aprile del 1967 andò missionario in Africa, nel Ciad, dove, per 15 anni, ha svolto il suo apostolato nelle stazioni missionarie di Gorè, Bébédjia e Bam.
Dal 1985 al 1991 è Custode della Basilica Cimiteriale di San Nicandro in Venafro.
Dal 1 settembre 1991 al settembre del 2001 è parroco di Santa Maria degli Angeli in Pietrelcina... la parrocchia di Padre Pio.

...
P
ietrelcina è incantevole, è un centro ancora ricco di fascino bucolico e di arcaica solennità: particolarmente attraente in quel gioco di vicoli e di tetti, tipico dei primitivi centri longobardi, così numerosi e ancora fedelmente presenti nel Sannio.

Una cosa significava essere vice parrocco di Pietrelcina, quando Padre Pio era in vita e richiamava esclusivamente a San Giovanni Rotondo centinaia di migliaia di fedeli, limitando così indirettamente l'espansione del turismo religioso nella sua terra d'origine; altro era ritornarvi da parroco con Padre Pio morto, la cui scomparsa cominciava a destare un crescente e più diffuso interesse nei luoghi dell'infanzia del frate. Non a caso, lui, soleva ripetere che avrebbe fatto più baccano da morto che da vivo anticipando molto di quanto poi è avvenuto. Un chiasso di cui hanno beneficiato tutti.
L'accoglienza che ebbi il giorno del mio arrivo come nuovo parroco resta incancellabile nella mia memoria di sacerdote e di uomo. Fui accolto come un fratello, cui la comunità affida la chiave di un tesoro.
A ben riflettere più che baccano, in questi anni, vi è stato il finimondo. Sento di poterlo testimoniare senza esagerare. Pietrelcina ha visto cambiare in maniera epocale la sua vita: eventi eucaristici di respiro internazionale, promossi a gloria del frate delle Stimmate, figura universale di grandezza, non potevano non lasciare il segno, cambiando i vecchi ritmi di una comunità un tempo rurale.
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Pietrelcina è la Betlemme italiana, basta percorrere i vicoli, per avvertire dovunque l'atmosfera di avvincente santità. Sento, di volta in volta, pararagonarla a tanti luoghi di fede, tutti rispettabili e suggestivi, ma per me Pietrelcina è ormai una culla di cristianità, che Padre Pio sentì per primo con la devozione esclusiva per Gesù Bambino, che egli ritrovava, povero e nudo nelle casette di pietra del suo paese, nei terranei, dove le famiglie crescevano accanto agli animali domestici, simboli insostituibili del presepe e del lavoro.
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Anacleto Lupo
Padre Pio. Da Pietrelcina al mondo intero
Edizioni del Rosone
Foggia 1999

Presentazione del libro a Pietrelcina 19 giugno 1999 - Casa del Pellegrino "Mary Pyle".
Il libro mette insieme alcuni articoli ed alcune testimonianze raccolte dall'autore verso la fine degli anni '60 e sottolinea l'origine del Beato Padre Pio, che tanto ha amato il proprio paese natale, dove tutto è avvenuto.

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Ecco Pietrelcina emergere sull'orizzonte: un mucchio, o, come dicono qui, una "catasta" di case e niente più; senza una torre, senza un pinnacolo, senza neppure il solito campanile alto e impettito.
Un mucchio di case di pietra dura e grinzosa (pietra patita del Sud); case accovacciate, strette le una alle altre, come a proteggersi contro un comune destino.

Pietrelcina, comunello del Sannio a 11 chilometri da Benevento con tremila abitanti in tutto, minuscola e decrepita come tante altre località del Mezzogiorno di fronte alle quali ti viene da esclamare: "Ma di questi paesini che ne facciamo?".
Che ne facciamo di Pietrelcina; di questa "catasta" di catapecchie?
Eppure, è proprio in una di queste decrepite, insignificanti catapecchie, lì nella zona più alta, in cima al paese, che è nato il frate delle stimmate, Padre Pio.
Lassù, su questa punta di tetti neri, dove si scorge un tremolìo di foglie verdi. Che ne facciamo dunque di Pietrelcina?
Il mucchio delle case ora sembra vibrare di uno splendore insolito sotto il cielo estivo "c(e)leste - per dirla con i contadini del Sud - cume n'u' mant(e) da Madonna".

Splendore di Pietrelcina, di questo paesino da nulla, minuscolo e cadente; eppure importante e meraviglioso col suo spazio, che è dentro e al di là delle sue case e delle sue straducce; col suo tempo che è dentro e al di là della sua scialba, monotona cronaca quotidiana, dentro e al di là delle sue giornate e delle sue stagioni: spazio e tempo di Pietrelcina che è spazio e tempo di Padre Pio.
Qui è nato e qui torna a nascere ogni giorno Padre Pio; qui torna ad essere fanciullo, adolescente, giovane.
Qui Padre Pio è presente con l'orma dei suoi passi, dei suoi piedi scalzi, quand'era pastorello; l'orma dei sandali di cappuccino.
"Le orme dei santi non si cancellano" sentenzia un vecchio seduto, il bastone tra le gambe, sul primo gradino di una scaletta esterna, accanto ad un uscio tutto incorniciato di erbe rampicanti e cespi di viole.
"Di qui, proprio di qui passava, con zì Tore (l'arciprete del tempo, don Salvatore Pannullo, mezzo parente di Padre Pio).
Camminava sempre con gli occhi bassi".
A parlare, ora è una donna, Amalia Crafa.
Si è avvicinata tenendo in mano impugnato a mò di stendardo, un ferro da calza con un gomitolo di lana infilata in cima.

Si avvicinano altre persone. Intorno a me si forma un folto gruppo. Tutta la strada è in movimento. Gente si affaccia sugli usci: un falegname con un truciolo impigliato fra i capelli e pendente sulla fronte, una donna con una pentola in mano, un'altra con un bambino al collo, una vecchina appoggiata alla scopa. Figure da vecchio Sud.
"Eccolo là...", esclama all'improvviso una contadina vestita di nero, e tende il dito. Mi volto.
"Eccolo , come se lo vedessi con gli occhi , continua la donna, sempre col dito teso .
Si fermava all'imboccatura di quel vicolo a guardare la campagna verde".

Un'altra contadina mostra nel cavo della mano un involtino con dentro un frammento: sembra l'ala di una farfalla.
E' invece un pezzetto di corteccia d'albero.
"L'olmo di Piana Romana - mi spiegano le donne -, la masseria della famiglia Forgione, dove Padre Pio ricevette le stimmate invisibili".

La campana di mezzogiorno della vicina chiesa S. Maria degli Angeli riempie tutta la strada di squilli.
"Quante volte - dice una vecchia - ho sentito Padre Pio recitare l'Angelus Domini davanti a casa sua, in Vico Storto Valle. Questo vico, andate a vederlo, è come il corridoio di un convento, con una pace di chiesa". ...

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Renzo Allegri
Padre Pio.
L'uomo della speranza

Arnoldo Mondadori Editore
1993

Quando si parla di padre Pio, il pensiero corre a San Giovanni Rotondo, la cittadina del Gargano dove il cappuccino con le stigmate visse per oltre cinquant'anni. Egli però è nato a Pietrelcina, un paese del Sannio in provincia di Benevento.
Il suo vero nome era Francesco Forgione, ma seguendo la consuetudine dei frati cappuccini (rimasta in vigore fino al Concilio Vaticano Secondo), che, al momento di entrare nell'Ordine, in segno di completa rinuncia alla vita passata, imponeva al candidato di cambiare nome e, al posto del cognome, di assumere la denominazione del paese d'origine, Francesco Forgione diventò e rimase per sempre padre Pio da Pietrelcina.
Questa cittadina campana, a trecentocinquanta metri sul livello del mare, ha origini antichissime.
Gli storici la fanno risalire al tempo dei romani, ma la sua struttura principale è quella formatasi nel Medioevo, intorno a un castello baronale, che sorge ancora su una enorme roccia, denominata "morgione", con uno strapiombo di oltre cento metri sul torrente Pantaniello.

Attorno al Castello si estende la parte vecchia della cittadina, con le case attaccate alla roccia viva, che aprono l'ingresso sulle viuzze strette e contorte, lastricate a ciottoli. Le case sono costruite in modo rozzo, con calce magra, i muri senza intonacatura mostrano pietre grezze, sassi, screpolature.
In una, tra le più antiche di quelle case, al numero 27 di vico Storto Valle, il 25 maggio 1887, mercoledì, nacque Francesco Forgione. Erano le cinque del pomeriggio. La casa, dove il futuro padre Pio vide la luce, era costituita da una sola stanza, di circa tredici metri quadrati, con pavimento in terra battuta, il soffitto a tavole, e prendeva luce da una finestrella larga quaranta centimetri. ...

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Carmine Montella
(CENTRO STUDI E RICERCHE STORICHE)
Padre Pio. Pietrelcina e Pietrelcinesi, dalla fine dell'800 alla metà del 900.
Gennaro Ricolo Editore
Benevento 1987

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Pietrelcina è paese di pietra. "Preta" o "Petra", cioè pietra, dovette essere il suo nome originario.
Non sappiamo se nell'antichità esistesse il paese, né come si chiamasse.
Eppure il suo territorio era abitato, come dimostrano reperti archeologici recentemente rinvenuti.

Nel corso dei secoli quel nome restò sostanzialmente invariato, ma vi si aggiunse una determinazione qualificativa che ha provocato incertezza semantica e ortografica: Pretapucina, Pretapulcina, Petrapolicina, Petrapulicina, Pietra Elcina, Pietr'elcina, Pietralcina, Pietrelcina.
La pietra, infatti, era dappertutto. La "preta", la "morgia", il "morgione", era la base del Castello.
La pietra spuntava per le vie e nelle case.
La pietra formava i muri delle abitazioni.
La pietra lastricava le piazze e le strade.
La pietra abbondava nei torrenti e nelle campagne.
Pietra grigia, rozza, dura.
Tutto il paesaggio urbano era contrassegnato dalla pietra.
Il disegno del selciato a strisce e a rombi, la nudità dei muri privi di intonaco, la teoria dei gradoni che riducevano le pendenze, la bellezza dei portali e dei davanzali, le emergenze dei sedili, delle scale, dei pozzi segnavano il trionfo della pietra, formavano una sinfonia di linee, di volumi, di spazi, tutta giocata sulla presenza armoniosa della pietra. ...

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Alessandro da Ripabottoni
Padre Pio da Pietrelcina
Ed. "Padre Pio da Pietrelcina"
S. Giovanni Rotondo (FG) 1983

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Nessuno o pochi sanno chi sia padre Pio Forgione, ma tutti conoscono ed amano padre Pio da Pietrelcina.
Cittadina a pochi chilometri da Benevento, sita in una zona collinosa del Sannio, dagli orizzonti aperti, abitata da gente laboriosa, cordiale ed espansiva, che svolge principalmente la sua vita al ritmo dei lavori campestri, temprata dal solleone meridionale e dai venti gelidi invernali.

Francesco venne alla luce nella vecchia Pietrelcina, in rione Castello, ove dimorava la famiglia Forgione.
Case secolari, poggiate sulla roccia dal caratteristico colore oscuro che, nel vecchio borgo, affiora da ogni dove.
Quella di Grazio Maria è un'abitazione dalle sparse membra: stanza ove nacque Francesco, sita in Vico Storto Valle; sempre nello stesso vicolo: cucina e camera da letto e la celebre "torretta"; in via S. Maria degli Angeli, una casa più comoda e sita in luogo più felice.
In questi locali padre Pio visse la sua infanzia, adolescenza e trascorse la convalescenza e i suoi primi anni di sacerdozio, dal 1910 al 1916.

Oggi nel paese esistono tre chiese: S. Maria degli Angeli, parrocchia; Sacra Famiglia, chiesa cappuccina e convento; e la chiesa di S. Anna, nel rione baronale, ove Francesco divenne cristiano e soldato di Cristo (fu cresimato il 27 settembre 1899), ricevette la prima comunione e si estasiava davanti a Gesù sacramentato.
Come Pietrelcina era ed è piena tutta di lui, così padre Pio rinserra tutta Pietrelcina nel suo cuore:
"Salutatemi tutta Pietrelcina, che tengo tutta nel mio cuore - scrive al fratello Michele -.
Le benedizioni del Signore scendano larghe e copiose su tutti e tutti si rendano degni delle odierne ed eterne promesse (22 dicembre 1926). ...

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Stefano Manelli
Padre Pio
Edizioni Messaggero
Padova 1980

Pietrelcina è un paesello della provincia di Benevento, adagiato fra i colli del lembo meridionale del Sannio.
Un paesello agreste, dolce e forte nelle sua piccolezza e povertà.
Su una parte rialzata si trova arroccato un grappolo di case, che costituisce la zona Castello.
Nel Medioevo c'era colà un piccolo castello, costruito sulla roccia, chiamata Morgia o anche Morgione.

All'estremità più alta della Morgia s'erge l'antica parrocchia di Pietrelcina, oggi chiamata chiesa di S. Anna, che ha davanti una terrazzina panoramica a strapiombo sul sottostante torrente Pantanella (Pantaniello n.d.r.).
La zona del Castello è la più cara ai pietrelcinesi; è come la roccaforte del paese, impreziosita ancor più dalla nascita di padre Pio fra quelle case. ...

La cosa veramente caratteristica del rione Castello è la rustica bellezza che balza viva da quelle stradine strette e contorte, acciottolate in modo disuguale, che salgono, scendono, girano, si incrociano in crocicchi belli e quieti, dove occhieggia quasi sempre qualche vecchina dal vano di una porta, curiosa di ogni visitatore che passa di lì. ...
Pietrelcina è un paese sano e laborioso. Usi e costumi si sono conservati con tenace gusto campanilistico.
Il suo popolo ha l'animo ardente, ama la musica, è attaccatissimo alle feste religiose ricche di devozione e di folklore, soprattutto la festa della patrona, la bella e miracolosa Madonna della Libera.

Era un piccolo paese, quando vi nacque padre Pio. Oggi ne ha poco più; però ha davanti a sé un avvenire splendido, legato alla sorte gloriosa del suo grande figlio, padre Pio.
Un giorno lo stesso padre Pio uscì con queste parole:
- Da vivo ho valorizzato S. Giovanni Rotondo; da morto valorizzerò Pietrelcina. ...

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Lino da Prata - Alessandro da Ripabottoni
Beata Te Pietrelcina
(Prima Edizione 1976)
Ristampa a cura dei
Frati Cappuccini di Pietrelcina

luglio 1994

Salite le brulle colline che chiudono a settentrione l'amena valle beneventana, trovasi al chilometro 14 la stazione di Pietrelcina. Quivi deserto è il loco - il lettore se n'è accorto che stiamo citando -, ma guardando in giù per il cammino percorso, godesi la stupenda visione di uno dei più splendidi panorami.
Da per tutto un'ondulazione di colline, quali nude, quali verdeggianti e folte di alberi, altre ricche di ville, casine, casolari; qua e la le sinuosità delle minori vallette; un baluardo nereggia sul fondo di questo quadro: sono le montagne Avellinesi; più verso l'ovest il Taburno, i monti di Vitulano; da più parti le rilucenti acque del Calore e del Sabato, le quali formano delle spire alla volte palesi, alle volte nascoste; ed in mezzo la città dalle illustri memorie, avvolta in un nebbioso velo e leggermente adagiata sulle sfumature d'una collina, la quale bagna l'estremo suo lembo nel confluente dei due fiumi.
Il pensiero si confonde a tante reminiscenze: duemila anni di storia trovano ivi la loro sintesi.
Ma dov'è Pietrelcina?
Fa d'uopo volgere le spalle all'incantevole panorama, scendere al lato opposto le collinette, dall'alto delle quali si scorgono le prime abitazioni del paese.
(Da MEOMARTINI Alfonso, I Comuni della provincia di Benevento. Storia, cronaca, illustrazione. Ed. De Martini, Benevento 1907) ...

Oggi: Pietrelcina; ma attraverso i secoli, la storia e la leggenda, sua sorella minore, ci fanno conoscere altri nomi suffragandoli anche con buone ragioni.
La leggenda dice: quella "catasta" di case arroccate attorno e sulla "morgia" (grande massa rocciosa) ab origine si nomava soltanto Pietra (in dialetto "Preta") e per onorare la fata Elginia - che prescelse come sua dimora quei dintorni - divenne Pietra Elcina, come si può leggere nei documenti ufficiali del comune e della parrocchia di un certo periodo.

Altra leggenda, condita di gusti boscherecci e venatori, a Pietra aggiunge porcina e fa Pietraporcina, da un cinghiale ucciso in una grotta vicino al castello.
Si chiama Pietrelcina - spiega una terza - da un elce (una "pigna"), attorno a cui si attorciglia un serpente, cresciuto sulla roccia.
Quando si scavano le fondamenta della chiesetta baronale - raccontano altri - fu trovata una pietra con sopra abbozzata dallo scalpello una chioccia con i pulcini: da qui il nome dialettato Pretapucina.
Padre Pio avvalorava la versione più paesana dei "pulcini sulla pietra".
Il Meomartini, all'inizio del nostro secolo, poteva scrivere: "Se domandate a un contadino, sempre tenace custode delle locali tradizioni, il nome della patria sua vi risponderà: Preta Pucina. Così era chiamata anticamente e nei tempi di mezzo".

Anche oggi non è raro sentire sulla bocca dei pucinari, specie dei vecchi, Pretapucina, come diceva zì Grazio Maria, genitore di Padre Pio. ...

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Gherardo Leone
Padre Pio. Infanzia e prima giovinezza
Edizioni La Casa Sollievo della Sofferenza
S. Giovanni Rotondo (FG) 1973

Il lembo meridionale del Sannio è tutto un susseguirsi gradevole di ondulazioni e di vallette. Pietrelcina è una di queste vallette, distesa tutta su un versante, tra campi e pascoli disseminati di alberi. In fondo al declivio, serpeggia il bianco greto del torrente Risca (Isca n.d.r).
Da una parte, il versante termina con un rialzo ripido. Su questo rialzo si arrocca il nucleo più antico del paese, un grappolo di case annerite dal tempo, che viene chiamato col nome suggestivo di Castello. E infatti nel Medioevo era un autentico castelletto, con due porte, una a levante e l'altra ad occidente, che di notte e quando c'era pericolo, come al tempo delle lotte baronali, venivano chiuse. Visto dalla parte opposta, il rialzo rivela la sua natura di roccia, o "morgia", come si dice da queste parti.
E' una rupe grigia, a massi rozzamente sbozzati, che cade quasi a picco nella forra, dove scorre un altro torrentello, il Pantaniello.

Sulla parte più alta della rupe, il "morgione", s'erge come una fortezza l'antica chiesetta del paese.
La roccia è l'anima del Castello e dell'intero paese.
La si vede affiorare dal selciato e di sotto i muri delle case. E anche queste sono fatte di lastre di pietra.

Case e roccia formano così un tutt'uno grigio e senza tempo. Si ha il senso vivo di questa sostanza di cui è fatta Pietrelcina inoltrandosi nel dedalo di straducce del Castello.
Sono vie strette, in gran parte a gradini, lastricate d'un acciottolato disuguale, che salgono e scendono attorcendosi come budelli.

Muri nudi, che rivelano il disegno delle pietre che li compongono. Pareti di roccia nei tratti liberi da case. Vicoletti grigi, intrisi di vecchiaia e di silenzio. Un largo, nel cuore di questa sinfonia di pietra, era la piazza di Pietrelcina medievale; una casa nera di vecchiaia il suo più antico municipio. E non è difficile immaginare la poca popolazione del Castello adunata nella piccola piazza, tra le case umili ma dal disegno armonioso, per ascoltarvi un bando o un discorso.
La parte del Castello che piega verso la forra vien detta la "valle". E "Vico Storto Valle" (o meglio Valla, per adulterazione popolare) è chiamata una delle sue stradine, più che mai tortuosa e in saliscendi: un'autentica strettoia, dove a malapena passano due persone affiancate.
Qui la luce ha il colore della pietra, e si respira un'aria antica, gravida di memorie. La vita sembra essersi fermata. Non poche di queste case sono disabitate. Porte e finestre che non s'aprono mai, i cortili in cui nessuno più entra.
Il Vico Storto Valle è la strada in cui è nato padre Pio. Ed è singolare l'assonanza tra "morgione" e Forgione, il cognome di nascita di padre Pio. ...

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Guido Chiavelli
A Pietrelcina alla ricerca di P. Pio
Edizioni Casa Sollievo della Sofferenza
S. Giovanni Rotondo (FG) 1970

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Siamo giunti ormai ai limiti territoriali di Pietrelcina; tuttavia il territorio che stiamo attraversando - mi fa notare padre Ezechia - pure essendo... beneventano, è interamente di proprietà di "pucinari". Poco male, penso, mentre dal brullo Gargano un Faro "Pucinaro" di straordinaria luce si è irradiato in tutto il mondo, i compaesani non hanno perso.. tempo! D'altra parte è scusabile perché a Pietrelcina attecchisce un carnoso carciofo ed i "pucinari" accarezzano una più che giustificabile "speranzella", quella che un giorno non tanto lontano - con l'aiuto di Padre Pio - esporteranno la loro squisita "conquista" in tutto il Mercato Comune Europeo.
Sostiamo un attimo alla stazione, che dista 3 km dal centro abitato.
Di qui è possibile spaziare con lo sguardo su ogni contrada. Infatti l'abitato si estende dal bivio della strada per il Fortore fino all'estremo limite segnato da un enorme ammasso di roccia denominata "Castello". Mi colpiscono subito il Convento dei Cappuccini, l'Edificio Scolastico, il campanile della Chiesa arcipretale, la Chiesa di Sant'Anna che è l'estremo libero dell'abitato.

All'orizzonte verso nord-est, alle spalle del paese, si intravede la contrada Piana Romana, degradante verso contrada Coste, l'antico feudo di Palata e la Valle del Tammaro. A destra, si estendono le contrade di S. Nicola, Pianelle e Monte; mentre a sinistra quella di Piane, che si protende verso la collina di Bosco Sant'Andrea, poi contrada Difesa, S. Marcuccio, antico feudo dei Benedettini di Montevergine, Campo Imperatore e la collina Barrata o Colatermine su cui erge una casa colonica a mò di antico maniero.
A noi davanti, sempre a sinistra, v'è il cimitero comunale dove - solo per cronaca e ricordo - l'8 gennaio 1877, il secondo ad esservi seppellito fu Nicola Scocca, figlio del summenzionato Angelantonio. Se fosse morto per primo, avrebbe ... goduto di una tomba a spese del Comune, che invece andò ad Antonio Nardone, di anni uno, figlio di un bracciante agricolo. Le campagne, verdeggianti di olivi, olmi, querce ed altre piante da frutta, risultano molte popolate. ...

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